
Programma dal 10 al 18 ottobre 2026
Letture: Isaia 25,6-10a / Salmo 22 / Filippesi 4,12-14.19-20
Abiterò per sempre nella casa del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 10 | 18.30 | + Joia Maria e Ana |
| Domenica 11 | 10.30
18.30 |
+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino
+ Marcolini Juana Rizzi Luigi detto Carlo (defunto) e per Maria Teresa Dovadola (vivente) + Guida Domenico, Giuseppe, Vincenzo e Arcolana Franca |
| Lunedì 12 | 8.00 | (R) |
| Martedì 13 | 8.00 | Claudia e Roberta |
| Mercoledì 14 | ||
| Giovedì 15 | 18.30 | + Mariangela Fontana (II° anniv.) |
| Venerdì 16 | ||
| Sabato 17 | 18.30 | + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e defunti delle famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra |
| Domenica 18 | 10.30
18.30 |
+ Gagliardi Bruno, Albertina e Elodia
+ Ada, Domenico, Silvana e Aldo |
Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)
S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Ottobre 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 11
XXVIII del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 11.00 (Imola-S. Giovanni N.) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea. |
| Lunedì 12 | Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale |
| Mercoledì 14 | Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”. |
| Giovedì 15 | Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 16 | Ore 15.00 (oratorio) : Confessione cresimandi
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00 Ore 20.30 (Faenza) : Veglia missionaria interdiocesana con partenza dalla chiesa dei cappuccini in cammino fino alla cattedrale. |
| Domenica 18
XXIX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 15.30 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Cresima per ministero di mons. Michele Morandi vescovo di Faenza |
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 11,29-32 | Lc 11,37-41 | Lc 11,42-46 | Lc 11,47-54 | Lc 12,1-7 | Lc 12,8-12 | ||||||
Vivere il mistero : Dopo l’immagine della vigna, la liturgia della Parola concentra oggi la nostra attenzione su quella del banchetto. Per Isaia (25,6-10), Dio preparerà, alla fine dei tempi, un sontuoso banchetto sul monte Sion come segno della sua volontà salvifica verso tutte le genti. Ln quel giorno, la grande nemica dell’umanità – la morte – sarà eliminata per sempre. Su questa linea tematica troviamo anche il canto dell’orante del salmo 22, il quale, tra le minacce del cammino, anela alla casa del Signore, nella quale è sicuro di trovare l’amicizia (la coppa traboccante) e la fraternità accogliente (la mensa preparata) del suo Dio. C’è una profonda convinzione che percorre tutta la composizione di questo salmo, ben riassunta in quel «tu sei con me» del v. 4. Gesù, nella parabola (Vangelo), riprende i temi di Isaia e li approfondisce ponendo in luce il rifiuto degli invitati a nozze e la condizione per essere commensali di Dio (la veste). Il brano evangelico odierno non è certamente un racconto edificante per bambini. Gesù, in questa parabola, mette bene in luce quello che potremmo definire il dramma della libertà umana: il rifiuto di Dio. Dio (il re) invita l’umanità alla sua stessa vita divina (il banchetto nuziale), e ripetutamente invia i suoi servi (i profeti, i missionari del Vangelo) per radunare le genti, ma non trova corrispondenza. Anzi, trova un deliberato diniego, un’egoistica indifferenza e una violenza negatrice. Sono tre gradazioni, in crescendo, di un «no» consapevole e voluto. Nota Gesù che alcuni, raggiunti dall’invito divino «non volevano venire» (Mt 22,3). L invito cade così nel diniego: un modo per dire: «non mi interessa». Difatti, a molte persone Dio non suscita alcun interesse. Altri «non se ne curarono» (Mt 22,5), prosegue ancora Gesù: costoro sono preoccupati dei loro campi e dei loro affari, elevati a valori ultimi. Questa indifferenza, frutto di egoismo, è un modo per dire: «Non ne ho bisogno, vivo bene e soddisfatto grazie ai miei beni». Molti uomini e donne pensano di non aver nessun bisogno di Dio. Il rifiuto può giungere anche all’odio; odio verso Dio che diviene insulto mortale nei confronti dei suoi testimoni, di quanti si fanno portatori della buona novella del Regno. Pensiamo all’apostolo Paolo prima della sua conversione: egli odiava ferocemente i cristiani. Sulla via di Damasco però comprende il suo peccato e da persecutore diviene apostolo fedele, pronto a sopportare qualsiasi prova pur di annunciare Gesù Cristo. Come reagisce Dio al rifiuto? Gesù afferma che Dio castigherà con il fuoco i colpevoli. È un’immagine per dire che chi rifiuta Dio prende fuoco, cioè si consuma. Chi si stacca dalla «radice» non può vivere, chi invece vi rimane attaccato ha vita in abbondanza, non si consuma e nulla potrà mai consumarlo. Esclamava Agostino: «O Vita per cui vivono tutte le cose, vita che mi doni la vita, vita che sei la mia vita, vita per la quale vivo, senza la quale muoio; vita per la quale sono risuscitato, senza la quale sono perduto, vita per la quale godo, senza la quale sono tormentato, vita vitale, dolce e amabile, vita indimenticabile». Dio però non si rassegna al rifiuto, ed invia continuamente i suoi servi affinché chiamino tutti, buoni e cattivi, al banchetto nuziale. C’è un particolare da tener presente. È vero che l’invito è gratuito (buoni e cattivi), è vero che è reiterato e fermamente voluto ma chiede pure un’adesione: la veste bianca. Questo elemento simbolico è stato interpretato dai Padri della Chiesa in vario modo: Tertulliano vi scorgeva la santità, Girolamo le opere buone, Agostino l’amore. Giovanni, nell’Apocalisse, parla di coloro che non hanno macchiato le loro vesti (Ap 3,4) per indicare quei fedeli che non sono scesi a compromessi con il mondo ma sono rimasti fedeli a Cristo. Nelle parole dì Gesù cogliamo allora un forte avvertimento. È vero che Israele ha respinto la chiamata di Dio nel suo Cristo, mentre i cristiani l’hanno accolta. Attenzione, però! Non basta un’adesione formale: si devono vedere i frutti di una novità che ha completamente trasformato la vita. Ricorda san Giacomo che «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,26). Come abbiamo potuto notare in queste ultime domeniche, con tre parabole (dei due figli, dei vignaioli omicidi e del convito universale) Gesù riassume il rifiuto da parte delle autorità giudaiche (Mt 21 ,28-22,14) e traccia un inquietante bilancio della storia del popolo di Dio. Tuttavia, se da una parte è innegabile la durezza di Israele, dall’altra vediamo come vi sia una fedeltà a tutta prova da parte di Dio. La dialettica fedeltà divina-infedeltà umana percorre tutte le pagine della rivelazione, e segna pure il cammino della Chiesa lungo il suo percorso. Ora vorremmo porre brevemente in rilievo, per una verifica comunitaria, quattro forme d’infedeltà, che possono divenire un vero e proprio rinnegamento del messaggio evangelico. Il prevalere della verità sulla carità. – Nei vari tornanti della storia, la Chiesa ha sempre avvertito la necessità di difendere la purezza della fede. Questo è positivo e doveroso. Bisogna però ricordare che la dottrina deve illuminare la vita, la legge servire la carità, la norma guidare la persona, altrimenti si genera una crisi che può essere fatale. Il primato da salvaguardare sempre è quello dell’amore. La tentazione del potere. – Gesù ha sempre rifiutato la logica del potere, mettendo in guardia i suoi discepoli da ogni ambizione di rango (Mc 9,35). Ha inaugurato il servizio come una nuova modalità di essere signore e maestro (Gv 13,14). Questa è la via che devono percorrere i suoi discepoli per essere riconosciuti come tali. La ricerca dell’apparenza. – Spesso la comunità cristiana è attraversata da forti contraddizioni. Tra queste, l’emergere esterno di una grande vitalità, che non ha però un riscontro interno. Il fare che nasconde il vuoto, l’impegno senza un’anima, un’apparenza senza appartenenza. Paolo, scrivendo a Timoteo, nota che all’interno della Chiesa c’è gente «che ha una religiosità solo apparente ma ne disprezza la forza interiore» (2 Tm 3,5). L’attaccamento alla ricchezza. – Se una comunità cristiana poggia la sua sicurezza sulla ricchezza ha già tradito il suo Signore. Questa Chiesa, stando all’Apocalisse (3,14-22), viene vomitata, tanto è il disgusto e la nausea che provoca. I cristiani, come Israele, sono, senza dubbio, la stirpe eletta (cf 1 Pt 2,9). Ma lo sono per attestare, come abbiamo già ricordato, il desiderio profondo di Dio Padre, il quale «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), dove per verità non s’intende tanto il dogma quanto la persona viva di Gesù Cristo. (p. Sandro Carotta)
Programma dal 3 al 11 ottobre 2026
Letture: Isaia 5,1-7 / Salmo 79 / Filippesi 4,6-9
La vigna del Signore è la casa di Israele.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 03 | 18.30 | + don Felice Marchi
+ Grassi Nicola (I° anniv.) |
| Domenica 04 | ||
| Lunedì 05 | 8.00 | + Rizzi Luigi detto Carlo |
| Martedì 06 | ||
| Mercoledì 07 | 18.30 | Per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano e tutti i parenti defunti nel grado più esteso possibile e per tutte le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente) |
| Giovedì 08 | 18.30 | + Paola e Angela |
| Venerdì 09 | 8.00 | + Benini Rosa e Giuseppe |
| Sabato 10 | ||
| Domenica 11 | 10.30
18.30 |
+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino
Rizzi Luigi detto Carlo (defunto) e per Maria Teresa Dovadola (vivente) + Guida Domenico, Giuseppe, Vincenzo e Arcolana Franca |
Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)
S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Ottobre 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 04
XXVII del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 15.30 (Santuario) : S. Rosario e a seguire S. Messa e atto di affidamento |
| Mercoledì 07
B.V.Maria del Rosario |
S. Messa ad orario feriale
Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo |
| Giovedì 08 | Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 09 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00 |
| Sabato 10 | A S. Giacomo inizia l’anno catechistico
Ore 15.00 (S. Giacomo) : Catechismo per tutte le classi dalla seconda elementare alla prima media. Ore 16.30 (S. Giacomo) : S. Messa prefestiva. |
| Domenica 11
XXVIII del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 11.00 (Imola-S. Giovanni N.) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea. |
La festa al Santuario della B.V. della Consolazione
Venerdì 2 ottobre: ore 15.30 Adorazione Eucaristica con S. Rosario
e recita del Vespro. L’adorazione prosegue silenziosa
fino alle ore 20.00.
Sabato 3 ottobre: Con partenza alle ore 7.30 dal sagrato di S. Paolo
S. Rosario fino al Santuario e S. Messa alle ore 8.00
Domenica 4 ottobre: ore 15.30: S. Rosario e a seguire S. Messa.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 10,25-37 | Lc 10,38-42 | Lc 11,1-4 | Lc 11,5-13 | Lc 11,15-26 | Lc 11,27-28 | ||||||
Vivere il mistero : La liturgia della Parola di questa domenica insiste su uno dei simboli più suggestivi della sacra Scrittura, quello della vigna. Immagine di Israele, che il profeta Osea aveva paragonato a una vite rigogliosa (Os 10,1), la vigna è cantata da Isaia come oggetto dell’amore sponsale di Dio (Is 5,1-7). Il brano evangelico odierno (Mt 21,33-43) insiste invece sull’atteggiamento negativo dei vignaioli. È all’interno di una sezione (Mt 21,28-22,14) dove, attraverso tre parabole (dei due figli, dei vignaioli omicidi e degli invitati a nozze), viene tratteggiato un suggestivo e tragico affresco della storia della salvezza, nella quale, come osserva D. Marguerat, «il fronte del rifiuto resta invariabile, mentre cambia l’identità degli inviati»: dai profeti, a Gesù, ai futuri messaggeri del Regno di Dio. Tutti hanno il medesimo annuncio (Mt 3,2), tutti patiscono lo stesso destino. Con Is 5,1-7 siamo di fronte ad una delle pagine più alte della letteratura biblica. Due verbi si alternano e si richiamano: «fare» e «attendere». Il primo, che nell’originale ebraico ricorre sette volte, esprime tutta la sollecitudine amorosa ed operativa del padrone-sposo (Dio) nei confronti della vigna-amata (Israele), mentre il secondo (quattro volte) echeggia la delusione del padrone-sposo per un amore non corrisposto. E qui si alza il lamento, in forma di domanda: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?» (ls 5,4). Sono domande retoriche che esaltano Io sconforto; ma non solo, il profeta vuole anzitutto coinvolgere i suoi ascoltatori, che da giudici (ls 5,3) divengono imputati (ls 5,7a). Se, fuori metafora, la vigna è Israele e il padrone è il Signore degli eserciti, perché la piantagione preferita di JHWH non ha prodotto frutti di giustizia e rettitudine ma solo spargimento di sangue e grida di oppressi? Il canto d’amore si trasforma così in un canto di condanna verso coloro che nascondono i loro crimini giudicando ipocritamente le malefatte degli altri. Ma in questa requisitoria, come ha fatto notare l’esegeta A. Schokel, emerge un aspetto singolare di Dio: «L’amante non desidera di essere amato lui, ma che venga amato un altro, il prossimo. Dio con le sue fatiche d’amore desidera che l’Israelita rispetti e ami il prossimo». Qui emerge una delle grandi linee della rivelazione biblica: il primato dell’alterità. In ogni pagina della Scrittura, Dio si propone di instaurare quell’ordine in cui l’«io» si responsabilizzi verso il «tu». Un ultimo aspetto: il ruolo del profeta, portavoce dell’amore tradito di Dio. ln una sua opera, The Prophets, del 1962, A. Heschel,-trattando della teologia del pathos, affermava che nel profeta vive la passione di Dio per il popolo peccatore: nelle sue parole – aspre e dolci, minacciose e consolanti – «il Dio invisibile diviene udibile». Ma se il profeta – come scriveva la poetessa ebrea Nelly Sachs in una sua lirica – «irrompesse per le porte della notte, cercando un orecchio, come patria, orecchio degli uomini di oggi, ostruito di ortiche, sapresti tu ascoltare?». Ecco il punto: non basta che il profeta traduca con gesti e parole l’amore di Dio; è necessario che l’uomo lo ascolti e lo accolga, ieri come oggi. Nel brano evangelico – vera e propria allegoria storica – l’attenzione verte sui vignaioli. Costoro, oltre che incapaci (non sanno far fruttificare la vigna) si rivelano violenti, usurpatori e omicidi (verso gli inviati e verso il figlio del padrone). I frutti che Dio esige, fa capire Gesù ai suoi interlocutori (gli scribi e i farisei, ma anche i discepoli di ieri e di oggi), sono le opere del Regno (Mt 21,43). Dove risiede la colpa dei vignaioli? Nella loro incapacità (Mt 2I,41)? Nel loro egoismo (Mt 21,38)? ln parte. La colpa maggiore, a nostro avviso, sta nel rifiuto reiterato verso i messaggeri del padrone. Lungo i vari tornanti della storia, Dio ha inviato a Israele i suoi servi. Ma questi sono sempre stati respinti, maltrattati e messi a morte. Neemia (V-IV secolo a.C.), il grande riformatore religioso del giudaismo, così sintetizzava l’atteggiamento del popolo eletto: .«Si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti, che li ammonivano a farli tornare a te» (Ne 9,26). Il rifiuto degli inviati consegue al rifiuto di Dio, il divino inviante. Ecco il cuore del dramma, che ha il vertice nell’uccisione del figlio del padrone. Come non riconoscere nel figlio della parabola Gesù stesso e l’ormai imminente destino di morte che lo attende? Fin dall’inizio del suo ministero, Gesù aveva suscitato interesse, meraviglia ma anche perplessità e odio. Che Gesù dovesse concludere i suoi giorni con una morte violenta era già implicito nel suo modo di presentarsi. Pensiamo, stando a Marco, alle cinque controversie galilaiche l’ultima della quale si conclude con questa nota: «l farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6). Ma Dio, conclude Gesù, aveva previsto il rifiuto da parte delle guide di Israele (i costruttori) come pure che il suo Messia sarebbe divenuto la «pietra d’angolo» del nuovo edificio (la Chiesa). Dopo il fallimento di Israele, il Regno sarà consegnato infatti ad un altro popolo, chiamato a sua volta a portare frutto. Per designare questi nuovi «vignaioli» viene usato il termine éthnos, al singolare, che non è laos («popolo») né il plurale tà éthne («genti»). Chi sono? Con molta probabilità, tenendo conto del contesto, sono quanti hanno accolto Gesù e il suo messaggio; tra questi troviamo i pagani e i giudei, le prostitute e i pubblicani convertiti. Dalla liturgia della Parola di questa domenica emergono tre inviti. Se è vero che la storia è il luogo in cui Dio rivela se stesso ed opera il suo disegno di redenzione, la fede si pone come criterio interpretativo della realtà. È nella fede infatti che si accolgono le sue mediazioni storiche (primo invito). Al riguardo, recita la Dei Verbum al n 4: «Dio, dopo aver a più riprese e in più modi parlato per mezzo dei profeti, “alla fine, nei nostri giorni, ha parlato a noi per mezzo del Flglio” (Eb 1,1-2). Mandò infatti il suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf Gv 1,1-18)». L’appartenenza alla vigna del Signore non è poi garanzia automatica di salvezza: Dio attende i frutti dai vignaioli (secondo invito). I frutti però non conseguono ad un’etica del dovere ma della responsabilità. Bisogna entrare nella logica del dono gratuito per vivere una riconoscenza grata. Il rifiuto umano di Dio, infine, non arresta il suo amore ma lo intensifica ed accresce. Se questa è la prassi di Dio consegue che deve divenire anche la prassi di un figlio di Dio (terzo invito). (p. Sandro Carotta)
Programma dal 26 settembre al 4 ottobre 2026
Letture: Ezechiele 18,25-28 / Salmo 24 / Filippesi 2,1-11
Ricordati, Signore della tua misericordia.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 26 | ||
| Domenica 27 | 10.30 | + Mondini Luigi, Giulia e Alfredo
+ Vilardo Francsco |
| Lunedì 28 | ||
| Martedì 29 | ||
| Mercoledì 30 | ||
| Giovedì 01 | ||
| Venerdì 02 | 8.00 | + Biancoli Vincenzo e Baldini Anna |
| Sabato 03 | 18.30 | + don Felice Marchi
+ Grassi Nicola (I° anniv.) |
| Domenica 04 |
Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)
S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Settembre-Ottobre 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 27
XXVI del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Martedì 29
Ss. Michele, Raffaele e Gabriele Arcangeli. |
S. Messa ad orario feriale |
| Mercoledì 30 | Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo |
| Giovedì 01
S. Teresa di Gesù Bambino |
S. Messa ad orario feriale
Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 02
Ss. Angeli custodi |
Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti
Ore 15.30 (Santuario) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario e recita del Vespro. L’adorazione procede in silenzio dalle ore 18.30 fino alle ore 20.00 |
| Sabato 03 | Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.
Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa Ore 18.30 (S. Paolo) : S. Messa di “inizio anno” con invito particolare ad alunni, insegnanti e genitori. |
| Domenica 04
XXVII del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 15.30 (Santuario) : S. Rosario e a seguire S. Messa e atto di affidamento |
La festa al Santuario della B.V. della Consolazione
Venerdì 2 ottobre: ore 15.30 Adorazione Eucaristica con S. Rosario
e recita del Vespro. L’adorazione prosegue silenziosa
fino alle ore 20.00.
Sabato 3 ottobre: Con partenza alle ore 7.30 dal sagrato di S. Paolo
S. Rosario fino al Santuario e S. Messa alle ore 8.00
Domenica 4 ottobre: ore 15.30: S. Rosario e a seguire S. Messa.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 9,46-50 | Gv, 1,47-51 | Lc 9,57-62 | Lc 10,1-12 | M t 18,1-5.10 | Lc 10,17-24 | ||||||
Vivere il mistero : Davanti a Cristo, l’uomo risponde in modo variegato e talora opposto; c’è chi Io accoglie con entusiasmo e chi volutamente lo rifiuta. Il brano evangelico odierno, attraverso una piccola ma significativa parabola, ci presenta due possibili reazioni (Mt 21,28-32). Per coglierne tutta la ricchezza dobbiamo però evidenziarne brevemente il contesto. I capitoli 21-22 di Matteo presentano l’entrata di Gesù, come Figlio di Davide, nella città di Gerusalemme. Entrando nella città santa (Mt 21,1-11) Gesù realizza la profezia (Zc 9,9), la quale annunciava l’umiltà del Figlio di Davide. Dopo questo, Gesù opera tre gesti: anzitutto purifica il tempio (Mt 21,10-17) e opera delle guarigioni (cf ls 35,5-6), poi compie il segno sul fico (Mt 21,18-22) e infine rifiuta di rispondere ai capi sull’origine della propria autorità (Mt 21,23-27). A questo punto formula tre parabole (Mt 21,28-22,14) che hanno un tono di giudizio. Sì, c’è stata accoglienza al suo ingresso in Gerusalemme, ma serpeggia anche molta ostilità perché ha parlato chiaramente denunciando l’ipocrisia e la sete di potere delle classi religiose. Al termine del capitolo 22, Gesù è interrogato proprio da costoro, i quali cercano maliziosamente di trarlo in inganno e avere di che accusarlo. Si presentano per primi i farisei e gli erodiani con la domanda sul tributo a Cesare (Mt 22,15-22). Gesù risponde rimandando ognuno alla propria libertà di fronte a Dio. Poi abbiamo i sadducei, con il problema della risurrezione dai morti (Mt22,23-33). Gesù rifiuta le vane questioni sul «come» l’uomo risusciterà e porta i suoi interlocutori su ciò che veramente è centrale: Dio. Un Dio dei vivi e non dei morti. Infine, ecco un dottore della Legge, il quale chiede quale sia il comandamento più grande (Mt 22,41-46). La risposta di Gesù non specifica quale sia il comandamento maggiore ma ciò che deve caratterizzare l’osservanza di ogni comandamento: l’amore. Dopo questa discussione, Gesù interroga i suoi avversari sulla sua identità. Ciò che vuol far capire è che il titolo con cui trionfalmente è stato acclamato, Figlio di Davide, lo si comprenderà in pienezza nella sua risurrezione. Ma su questo cala il silenzio. Entriamo ora dentro la nostra parabola. «Un uomo aveva due figli» (Mt 21,28), così Gesù inizia il suo racconto. Gesù non parla di un padre (che aveva due figli) ma di un uomo (ànthropos). Forse è sottinteso o forse ci è dato di comprendere una prima cosa importante: un padre non può definirsi da sé, ma è definito dai figli. Un padre genera ma è il figlio che riconosce e talora suscita una paternità. Senza tale riconoscimento c’è l’anonimato. Questo padre ordina ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna. L’ordine però è solo per quel giorno («Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna», Mt 21,28). È il minimo di sottomissione che il padre chiede; domani infatti l’ordine non avrà più valore. C’è poi il verbo «lavora re» (ergàzomai), che non ha una connotazione servile. Potremmo dire che il padre manda il figlio a plasmare una particolare realtà (la vigna) con la propria attività. La vigna, come ci insegna la Scrittura, è un luogo rischioso e felice: nella vigna possiamo vedere la vita stessa nella quale l’uomo è chiamato a realizzare se stesso. Ed ecco la risposta dei due figli. Il primo figlio risponde con un: «Non ne ho voglia», mentre il secondo con un: «Si, signore». La prima risposta è una negazione; tra il desiderio del padre e quello del figlio c’è inizialmente un «no». Questo figlio non si riconosce servo e quindi non vede il padre come un signore. Al contrario invece il secondo, che si rivolge al padre proprio come ad un padrone. C’è poi un cambiamento: il primo figlio, dopo un «no» secco e deciso, muta parere e va a lavorare nella vigna. Cosa è successo? La traduzione attuale scrive che si penti, dando una colorazione moralizzante. Non è sbagliata ma non coglie in pieno il senso. Questo figlio decide di andare nella vigna per una sua adesione personale, non perché costretto; va perché il padre lo desidera. Se è vero che la vigna rappresenta la propria esistenza, la quale è dono e compito, è altrettanto vero che in essa si può operare (con convinzione e creatività) solo liberamente e non sotto costrizione. L’altro figlio, invece, dopo l’assenso iniziale, muta parere e non va nella vigna. Questo figlio non ha capito che il comando del padre non è un imperativo ma è un invito a dar forma alla propria esistenza. A questa lettura della parabola ne segue un’altra; Gesù ha constatato nel suo ministero una situazione di fatto (che continua a ripetersi anche ai tempi dell’evangelista Matteo e ai nostri). Ci sono uomini estremamente zelanti e cercatori di Dio che lo hanno rifiutato e osteggiato, ma ci sono anche uomini comuni, gente ritenuta la feccia della società (peccatori e prostitute) che l’hanno accolto. I primi sono paghi solo della loro giustizia, i secondi sono alla ricerca, talora confusa ma sincera, della salvezza. A costoro appartiene il Regno di Dio. Sì, perché costoro hanno accolto la volontà del Padre, convertendosi, mentre i primi «pur avendo visto non si sono pentiti e non hanno creduto» (Mt 21,32). Non basta perciò l’entusiasmo facile e talora servile (secondo figlio); ciò che vale è compiere la volontà di Dio, anche se con fatica (primo figlio). La liturgia della Parola ci presenta, nella figura di Gesù, i tratti della vera obbedienza filiale. È l’inno paolino di Fil 2,5-17 (seconda lettura). Quest’inno, dal grande spessore teologico, è inserito dall’apostolo all’interno di un’esortazione alla comunità cristiana di Filippi, Per Paolo, i cristiani devono avere un medesimo progetto di vita, una stessa mens evangelica e una stessa logica di pensiero e azione. Questo sentire della comunità è lo stesso sentire di Gesù Cristo; meglio, il sentire unanime dei credenti traduce lo stesso sentire del Signore, che tra essi vive, agisce e opera mediante il suo Spirito. Paolo però non solo esorta ma traccia anche l’iter, attraverso quattro verbi, della parabola del Figlio di Dio, che nella sua condizione divina si fa uomo, servo tra gli uomini fino alla morte in croce, per poi essere pienamente confermato e riconosciuto dal Padre nella risurrezione. Fino a dove si è spinta l’obbedienza filiale di Gesù? «Fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). Quel «fino a» ha un duplice valore: temporale e intensivo. Gesù ha obbedito fino alla fine dei suoi giorni (carattere temporale) e donando tutto se stesso (carattere intensivo). La sua obbedienza si è compiuta sulla croce, assunta da Gesù come offerta d’amore; un’offerta così grande da abbracciare il cielo e la terra. ln questo Gesù si è rivelato figlio e fratello.
«Padre buono, il nostro animo sempre instabile e oscillante tra la prontezza e l’indolenza, tra la docilità e la resistenza ci priva della pura gioia della gratuità. Aiutaci a crescere nella fede per conformarci al tuo Figlio, che per noi si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Aiutaci a crescere nell’amore per farti generoso omaggio della nostra volontà e sperimentare la vera libertà filiale. Aiutaci a trasformare in «si» i tanti «no» che ancora ci separano da te fino a dirti un «Eccomi» senza riserve. Cosi sia». (p. Sandro Carotta)
Medjugorje, 25 Settembre 2026

“Cari figli!
Questo tempo sia per voi
tempo di preghiera per la pace.
Vi invito a rinnovare nelle vostre famiglie
la preghiera del rosario per le mie intenzioni,
affinché io possa moltiplicare
le vostre preghiere
ed intercedere per voi davanti all’Altissimo
perché esaudisca le vostre preghiere
e vi doni la pace.
Sono con voi e come mai prima
prego per voi e con voi, figlioli miei.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
(Con approvazione ecclesiastica).


